Guide · Fondi

I 3 problemi dei fondi della banca.

Un fondo comune non è un cattivo investimento in sé. Ma quelli proposti in banca hanno spesso tre caratteristiche che conviene conoscere.

5 minuti di letturaAggiornato a ottobre 2026

In breve

  • I fondi attivi domiciliati in Italia costano in media l'1,42% l'anno: i più cari d'Europa.
  • Una parte importante di quel costo va a chi te li ha venduti, non a chi li gestisce.
  • Pagare di più non garantisce risultati migliori: spesso succede il contrario.

1. Costano tanto, ogni anno

Ogni fondo ha un costo annuo chiamato spese correnti (o TER): una percentuale del tuo investimento che viene trattenuta ogni anno, che il fondo guadagni o perda. Secondo Morningstar, i fondi attivi domiciliati in Italia hanno spese correnti medie dell'1,42% l'anno, le più alte d'Europa. Gli strumenti passivi, che replicano un indice di mercato, costano in media lo 0,19%.

In euro: su 100.000 € investiti, l'1,42% sono 1.420 € l'anno. Lo 0,19% sono 190 €. A queste spese possono aggiungersi commissioni di ingresso, di uscita o legate al risultato.

2. Una parte va a chi te li vende

Quando un fondo viene distribuito da una banca, la società che lo gestisce gira alla banca una parte dei costi che paghi: si chiamano incentivi o retrocessioni. Secondo l'ESMA, l'autorità europea dei mercati, quando ci sono incentivi in media il 45% dei costi correnti va a chi distribuisce il fondo.

È tutto regolato e dichiarato nel rendiconto annuale dei costi. Ma significa che chi ti propone il fondo guadagna da ciò che ti propone, e che una parte importante di quello che paghi non serve a gestire meglio i tuoi soldi.

3. Pagare di più non garantisce risultati migliori

Un fondo attivo costa di più perché promette di fare meglio del mercato. Non sempre ci riesce: nel suo rapporto 2025 l'ESMA rileva che nel 2024 i fondi azionari attivi hanno reso in media meno dei fondi passivi e degli ETF. Il motivo principale è semplice: i costi si sottraggono ogni anno dal rendimento, mentre i risultati del mercato non sono garantiti a nessuno.

E un problema in più: i doppioni

Capita spesso di avere più fondi, sottoscritti in momenti diversi, che investono in modo simile negli stessi mercati. Sembra diversificazione, ma in realtà paghi più volte per la stessa cosa.

Un fondo attivo non è automaticamente sbagliato

Esistono fondi attivi che, nel tempo, hanno giustificato i loro costi, e situazioni in cui una gestione attiva ha senso. Il punto non è "attivo cattivo, passivo buono": è valutare ogni strumento, uno per uno, guardando quanto costa, come si è comportato nel tempo rispetto a un indice di riferimento adeguato e che ruolo ha nel tuo portafoglio.

E gli ETF?

Gli ETF e i fondi passivi replicano un indice di mercato e costano in media molto meno. Ma non sono privi di rischi: seguono il mercato sia quando sale sia quando scende, e non sono tutti uguali. Cambiano il tipo di indice, la diversificazione, la valuta e il modo in cui replicano il mercato. Costare meno è un vantaggio importante, non una garanzia: anche un ETF va scelto in base ai tuoi obiettivi e al rischio che puoi sostenere.

Cosa fare adesso

Non serve vendere tutto domani: uscire da un fondo può avere costi e conseguenze fiscali da valutare. Il primo passo è sapere cosa hai: guarda il rendiconto annuale dei costi e, per ogni fondo, il documento con le informazioni chiave (KID), dove trovi spese correnti e altre commissioni.

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Fonti Morningstar, European Fund Fee Study 2025 (dati a giugno 2025). ESMA, Market Report on total costs of investing in UCITS and AIFs, novembre 2025. ESMA, Costs and Performance of EU Retail Investment Products 2025.

Contenuto informativo ed educativo: non costituisce una raccomandazione personalizzata né una sollecitazione all'investimento. Ogni investimento comporta dei rischi, compresa la possibile perdita del capitale investito.